Previdenza complementare, nuove regole dal 1° luglio 2026: adesione automatica e 60 giorni per scegliere
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Previdenza complementare, nuove regole dal 1° luglio 2026: adesione automatica e 60 giorni per scegliere

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Voce di Sardegnamer 1 lug 2026 · 3 min di lettura

Dal 1° luglio 2026 cambia la previdenza complementare: i neoassunti del settore privato vengono iscritti in automatico a un fondo pensione, con 60 giorni di tempo per rinunciare al posto dei sei mesi di prima. Restano esclusi domestici e dipendenti pubblici. E dal 31 ottobre arriva la portabilità del contributo del datore di lavoro anche verso i fondi aperti.

Cambia il modo in cui i lavoratori del settore privato entrano nella previdenza complementare. Dal 1° luglio 2026, per effetto della Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025), i neoassunti vengono iscritti in automatico a un fondo pensione fin dal primo giorno di lavoro. Chi non è d'accordo ha 60 giorni di tempo per fare marcia indietro. Una seconda novità arriverà il 31 ottobre, con la piena "portabilità" del contributo del datore di lavoro.

Cosa cambia rispetto a prima

Fino ad ora l'iscrizione al fondo scattava solo dopo sei mesi di silenzio del lavoratore: passato quel periodo senza una scelta esplicita, il TFR confluiva nel fondo di categoria. Chi invece dichiarava di voler tenere il TFR in azienda lo lasciava lì (per le imprese fino a 50 dipendenti) oppure lo vedeva versato al Fondo di Tesoreria dell'INPS nelle aziende più grandi. Ora il meccanismo si ribalta: l'adesione diventa la regola, la rinuncia l'eccezione.

Quanti giorni ci sono per decidere

Il termine per dire di no si accorcia parecchio: non più sei mesi, ma 60 giorni dalla data di assunzione. Entro questo periodo il lavoratore può confermare l'iscrizione, scegliere un altro fondo o rinunciare del tutto, mantenendo il TFR nel regime ordinario. Se non fa nulla, dopo i 60 giorni l'adesione si consolida in via definitiva.

Chi riguardano le nuove regole

Non tutti i dipendenti del privato. Le novità valgono per chi viene assunto dal 1° luglio 2026: sia chi entra nel mondo del lavoro per la prima volta, sia chi attiva un nuovo rapporto dopo il 30 giugno 2026 avendo in passato aderito alla previdenza complementare e poi riscattato interamente la posizione. Restano fuori i lavoratori domestici, i dipendenti pubblici e chi era già in forza al 30 giugno senza cambiare lavoro.

Le opzioni per chi è alla prima assunzione

Entro 60 giorni il lavoratore sceglie se destinare il TFR a una forma pensionistica complementare oppure lasciarlo in azienda. In quest'ultimo caso la decisione può essere sempre rivista in futuro a favore del fondo. In assenza di una scelta, il TFR finisce nel fondo previsto dal contratto collettivo; se ce ne sono più d'uno, in quello con più iscritti in azienda. Dove non è previsto un fondo di riferimento, si applica il fondo residuale indicato dalla normativa (oggi il fondo dei metalmeccanici "Cometa", dopo la soppressione di FONDINPS).

Le regole per chi cambia lavoro

Chi in passato aveva scelto di tenere il TFR in azienda continua su quella linea con il nuovo datore, salvo poter cambiare idea in qualsiasi momento. Chi invece non ha riscattato interamente la posizione alimentata dal TFR deve solo indicare al nuovo datore a quale forma complementare destinare le quote future, sempre entro 60 giorni: qui la scelta non è più tra fondo e azienda, ma tra le diverse forme di previdenza integrativa disponibili.

La portabilità del contributo del datore

C'è poi la partita del trasferimento tra fondi. Prima della manovra la portabilità era possibile dopo due anni di iscrizione, ma il lavoratore che lasciava il fondo di categoria per una forma diversa perdeva il contributo del datore di lavoro. Dal 31 ottobre 2026 questo contributo diventa invece trasferibile. L'obiettivo dichiarato è mettere sullo stesso piano i fondi negoziali e quelli aperti, eliminando il vantaggio competitivo di cui finora godevano i fondi costituiti da imprese e sindacati.

Fonti: Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025); Direttive COVIP del 19 giugno 2026; approfondimenti CGIL, CISL, Itinerari Previdenziali e FiscoeTasse.