Sardegna, il "tramonto demografico": i giovani fuggono e il Sud Sardegna segna il record nazionale
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Sardegna, il "tramonto demografico": i giovani fuggono e il Sud Sardegna segna il record nazionale

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Voce di Sardegnalun 29 giu 2026 · 3 min di lettura

Il Sud Sardegna registra il record nazionale di fuga dei giovani, con un crollo del 13% degli under 35 dal 2019. Tra dati Crenos, Svimez e il Rapporto Mete, emerge un'isola che forma pochi laureati e fatica a trattenerli, ma in cui resta forte il desiderio di tornare: il 23% degli emigrati valuta un rientro stabile, a patto di lavoro, salari e servizi adeguati. Le proiezioni al 2050 avvertono: senza interventi strutturali la Sardegna sarà la regione più vecchia d'Italia.

Allarme demografico ed emorragia di giovani: due facce dello stesso problema, tra i più urgenti per l'isola. La scelta degli under 35 di lasciare la propria terra non è solo sarda — accomuna tutto il Mezzogiorno — ma in Sardegna assume contorni particolarmente gravi.

Il record negativo del Sud Sardegna

Secondo l'elaborazione del Sole 24 Ore su dati Istat, dal 2019 a oggi la popolazione tra i 18 e i 35 anni nel Sud è diminuita del 7,6%, mentre il Nord è cresciuto del 4,8%. In questo quadro la Sardegna spicca per i dati peggiori: il Sud Sardegna detiene il primato nazionale di decrescita con un crollo del 13%. Seguono Oristano (-12,1%) e Nuoro (-9,9%), mentre Sassari-Gallura (-7,5%) e Cagliari (-7,4%) restano in linea con la media meridionale.

Un "tramonto demografico"

Il Rapporto Mete 2026 curato dal Crei Acli parla apertamente di "tramonto demografico". In vent'anni la fascia universitaria (19-25 anni) si è ridotta del 29,6%, e oggi la Sardegna è la regione con la più bassa quota di giovanissimi d'Italia (6,31% contro il 7,17% nazionale).

Un'emigrazione anche di talenti

La fuga è pure qualitativa. Secondo i dati Svimez, tra il 2002 e il 2024 quasi un milione di under 35 ha lasciato il Sud per il Centro-Nord, oltre un terzo dei quali laureato. Nel solo 2024, a fronte di 22 mila laureati partiti, i rientri sono stati appena 6 mila.

Il 33° Rapporto Crenos aggiunge un altro dato pesante: la Sardegna è 221ª su 242 regioni europee per quota di laureati tra i 25 e i 34 anni (25,6% contro una media UE del 44,1%). E pur formandone pochi, fatica a trattenerli: il saldo migratorio dei laureati sardi è di -16,4 per mille, quasi il triplo della media nazionale. Chi resta trova un mercato del lavoro fragile, con un tasso di occupazione tra i 25-34enni inferiore di 10,6 punti alla media nazionale per gli uomini e di 7,1 per le donne.

Il legame con l'isola però resta forte

Nonostante l'esodo, l'attaccamento alla Sardegna non si spegne. Un focus del Rapporto Crenos realizzato dall'associazione Nodi rivela una "domanda latente di Sardegna": quasi un quarto degli emigrati (23%) valuta seriamente un rientro stabile. Tanto che i ricercatori hanno misurato come gli emigrati sarebbero disposti a rinunciare in media a 317 euro al mese pur di lavorare nell'isola.

Le condizioni per tornare sono però precise: in cima alla lista opportunità di lavoro (92,3%) e salari (91,9%), seguite da qualità dei collegamenti (86,4%) e dei servizi sanitari (82,6%). Pesa anche la dimensione familiare: il sostegno all'occupazione del partner alzerebbe la propensione al rientro di oltre 450 euro al mese in valore percepito.

Le proiezioni al 2050

L'economia sarda, pur con una base imprenditoriale solida e locale (l'85,9% degli amministratori è nato nell'isola), rischia il soffocamento. Il Rapporto Mete prevede che entro il 2050 la popolazione attiva scenderà sotto il 50%, rendendo la Sardegna la regione più vecchia d'Italia. Senza un salto dai bonus episodici a servizi strutturali — lavoro per le coppie, trasporti efficienti, valorizzazione dei talenti — l'isola continuerà a esportare il suo bene più prezioso: i giovani.

Fonti: elaborazione Il Sole 24 Ore su dati Istat; Rapporto Mete 2026 (Crei Acli); dati Svimez; 33° Rapporto Crenos sull'economia della Sardegna; focus associazione Nodi.