Il governo accelera: accise uguali per benzina e diesel già dal 2026
Economia

Il governo accelera: accise uguali per benzina e diesel già dal 2026

Voce di Sardegna
Voce di Sardegnamar 21 ott 2025 · 2 min di lettura

Stop al riallineamento graduale: dal 1° gennaio le accise su benzina e gasolio verranno uniformate, con più entrate per lo Stato ma prezzi destinati a salire per i veicoli diesel.

Niente più riallineamento graduale delle accise sui carburanti: il governo Meloni cambia rotta e decide di uniformare fin da subito la tassazione su benzina e diesel. Secondo la bozza della nuova manovra, dal primo gennaio prossimo i due carburanti saranno soggetti alla stessa imposta, anticipando di fatto il percorso quinquennale previsto dal precedente decreto. Come indicato nell’articolo 30, l’accisa sulla benzina verrà ridotta di 4,05 centesimi al litro, mentre quella sul gasolio aumenterà della stessa cifra, portando già dal 2026 entrambe le imposte a 672,90 euro per mille litri. Oggi, invece, la benzina è tassata a 713 euro per mille litri e il gasolio a 632 euro. In origine era stato deciso di procedere gradualmente, con incrementi di circa un centesimo l’anno, a partire dal 15 maggio scorso, per eliminare in modo progressivo il cosiddetto sussidio ambientalmente dannoso, come richiesto da Bruxelles per penalizzare i carburanti più inquinanti. Nonostante la misura venga presentata come un semplice riallineamento, essa comporterà comunque maggiori entrate per lo Stato: in Italia, infatti, ogni anno si consumano circa 11 miliardi di litri di benzina e 28 miliardi di gasolio, e l’aumento di oltre 4 centesimi sull’accisa del diesel garantirà un gettito più alto, anche a fronte della riduzione sull’accisa della benzina. La decisione segna un netto cambio di passo rispetto alle promesse della premier Meloni, che in campagna elettorale aveva assicurato di voler eliminare le accise, così come già nel 2018 faceva Matteo Salvini, allora vicepremier, denunciando il prezzo della benzina più alto d’Europa. Secondo Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti, il governo dovrebbe invece intervenire per ridurre la pressione fiscale che grava sui carburanti e che mantiene i prezzi italiani tra i più alti del continente: oggi, su ogni litro di benzina, 1,02 euro sono tasse, mentre sul diesel il peso fiscale è di 0,92 euro. Nel 2023, su una spesa complessiva di 70,9 miliardi di euro per i carburanti, ben 38,1 miliardi sono finiti allo Stato tra Iva e accise, una cifra definita “abnorme” da Melluso, che auspica un alleggerimento generale del carico fiscale. Il Codacons, invece, avverte che la misura potrebbe tradursi in una “stangata” per i 16,6 milioni di veicoli diesel in circolazione, ricordando come in passato gli aumenti delle accise sul gasolio abbiano fatto immediatamente salire i prezzi alla pompa, mentre le riduzioni sulla benzina abbiano avuto effetti minimi. L’associazione chiede quindi controlli rigorosi e sanzioni severe contro chi non trasferirà ai distributori i tagli fiscali previsti. Infine, la manovra modifica anche la destinazione delle nuove entrate derivanti dalle accise: se nel decreto del 28 marzo le somme generate dagli aumenti graduali dovevano finanziare il trasporto pubblico locale per tutto il quinquennio, ora solo il gettito proveniente dall’aumento di 1,5 centesimi del gasolio introdotto a maggio (e compensato da una riduzione identica sulla benzina) sarà destinato a quel settore, mentre il resto confluirà nel fondo per l’attuazione della delega fiscale.