Il governo conferma la linea del rigore: niente detassazione né bonus per la tredicesima.
Nel 2025 la tredicesima continuerà a essere interamente tassata, senza alcuna forma di detassazione o bonus. Lo conferma il Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles, che non include né il taglio dell’Irpef sulla mensilità di dicembre né il bonus una tantum da 100 euro destinato lo scorso anno ai lavoratori con figli a carico e redditi inferiori ai 28mila euro. Nel documento non compaiono nemmeno le proposte avanzate da Forza Italia, che chiedeva l’esenzione totale dell’Irpef sulla tredicesima o, in alternativa, un’imposta ridotta al 10% sul modello dei premi di produttività. Tuttavia, entrambe le ipotesi sono state accantonate per mancanza di coperture finanziarie: la misura avrebbe avuto un costo stimato vicino ai 15 miliardi di euro, troppo elevato rispetto a una manovra da appena 18 miliardi complessivi. Il governo ha quindi scelto di mantenere una linea di rigore, concentrando le risorse su interventi strutturali come il taglio dell’Irpef ordinaria, i finanziamenti alla sanità e gli aiuti alle famiglie, rinunciando a misure considerate temporanee. Questa decisione ha generato tensioni nella maggioranza, in particolare tra gli esponenti di Forza Italia, ma ha ricevuto il sostegno del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Senza le agevolazioni ipotizzate, i lavoratori non beneficeranno di alcun aumento: le stime indicavano che, in caso di esenzione totale, il guadagno netto avrebbe potuto superare i 1.200 euro per i redditi più alti, o arrivare fino a circa 870 euro con la tassazione agevolata al 10%. Nulla di tutto questo avverrà, e la tredicesima resterà soggetta a Irpef e contributi previdenziali, risultando quindi più leggera rispetto allo stipendio mensile ordinario. Al momento, eventuali modifiche potrebbero arrivare solo attraverso gli emendamenti parlamentari alla legge di bilancio, ma nessuna proposta in tal senso è ancora stata presentata.