Il ceto medio paga il grosso dell’Irpef, mentre quasi metà degli italiani versa poco o nulla
Economia

Il ceto medio paga il grosso dell’Irpef, mentre quasi metà degli italiani versa poco o nulla

Voce di Sardegna
Voce di Sardegnamer 1 ott 2025 · 3 min di lettura

In Italia il 77% dell’Irpef è versato da poco più di un quarto dei contribuenti, soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati, mentre quasi metà dei cittadini dichiara redditi bassissimi o nulli, contribuendo in minima parte al gettito. Il peso fiscale grava così sul cosiddetto ceto medio, lontano da condizioni di reale benessere.

Tre quarti dei cittadini italiani dichiarano meno di 29mila euro annui e contribuiscono a meno di un quarto del gettito Irpef, mentre il restante peso fiscale grava su poco più di un quarto dei contribuenti. L’ultima analisi dell’Osservatorio sulle dichiarazioni dei redditi di Itinerari Previdenziali, che definisce questa condizione come una “trappola per il ceto medio”, mette in evidenza alcune realtà scomode: il 76,87% dell’imposta è versato da circa 11,6 milioni di persone, a fronte di 42,6 milioni di dichiaranti, ma solo 33,5 milioni (pari al 57% della popolazione) contribuiscono effettivamente alle casse dello Stato, poiché gli altri hanno redditi troppo bassi o si vedono azzerata l’imposta grazie al trattamento integrativo, ossia l’ex bonus Renzi portato a 100 euro mensili. I dati, riferiti alle dichiarazioni 2024 relative all’anno precedente, confermano come quasi l’85% dell’Irpef ricada su lavoratori dipendenti e pensionati, cioè su coloro che non possono occultare le entrate, mentre chi percepisce redditi da capitale, affitti o attività autonome usufruisce di regimi agevolati, imposte sostitutive o, in non pochi casi, ricorre al sommerso. In pratica, il 40% dell’imposta viene garantito da chi non supera i 50mila euro di reddito annuo, con la fascia più “colpita” rappresentata dai 4,3 milioni di italiani che dichiarano tra 29mila e 35mila euro, ossia circa 2.500 euro lordi al mese con tredicesima e quattordicesima incluse, ben lontani dall’immagine di benessere associata al termine “ceto medio”. Nei primi scaglioni, invece, il 37,98% dei contribuenti versa solo l’1,19% del totale Irpef: oltre 1,1 milioni di persone denunciano un reddito nullo o negativo e quindi non pagano nulla, mentre 7,3 milioni si collocano sotto i 7.500 euro annui con un’imposta media di appena 26 euro; tra 7.500 e 15mila euro troviamo altri 7,7 milioni di soggetti che contribuiscono in media 296 euro ciascuno e, aggiungendo i 5 milioni che si attestano tra 15mila e 20mila euro, con 1.311 euro di Irpef annua (pari al 4,55% del totale), si arriva a quasi metà dei contribuenti che nel complesso generano solo il 5,64% dell’imposta. All’estremo opposto della scala, 145mila persone dichiarano oltre 200mila euro, contribuendo da sole al 10,7% dell’Irpef: una percentuale significativa ma che risulta distorta se si considera che rappresentano appena lo 0,34% del totale e comprendono anche autonomi esclusi dalla flat tax, segnalando così la presenza massiccia di evasione fiscale. Come sottolineato da Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, presentando lo studio in Parlamento, nonostante i miglioramenti sul fronte di Pil e occupazione, il 43,15% degli italiani non ha redditi propri e vive a carico di altri, mentre oltre 1,18 milioni di persone dichiarano addirittura un reddito nullo o negativo e dunque non versano né tasse né contributi. Questa situazione rende sempre più difficile sostenere il sistema di welfare e, secondo Brambilla, riflette un modello sbilanciato in cui “meno dichiari e più ottieni dallo Stato”, un meccanismo che, insieme a un eccesso di assistenzialismo e alla mancanza di controlli, alimenta lavoro nero ed elusione. Se da un lato è giusto garantire aiuti e diritti primari a chi ne ha realmente bisogno, dall’altro è difficile credere che quasi la metà della popolazione viva con circa 10mila euro lordi all’anno, dato che appare gonfiato dall’enorme peso dell’economia sommersa che continua a distinguere l’Italia in Europa.