Per la prima volta gli astronomi hanno rilevato un'atmosfera attorno a un pianeta roccioso situato nella zona abitabile della sua stella. Si tratta di LHS 1140-b, una super-Terra a 39 anni luce da noi, dove il telescopio Magellano ha individuato elio in fuga dagli strati alti. La scoperta, pubblicata su Science, era stata prevista da un modello teorico prima ancora di essere osservata.
Trovata per la prima volta un'atmosfera su un pianeta roccioso abitabile: si chiama LHS 1140-b
Per la prima volta nella storia dell'astronomia, un gruppo di ricercatori ha individuato un'atmosfera attorno a un pianeta roccioso che orbita nella "zona abitabile" della sua stella, quella fascia in cui l'acqua può restare liquida in superficie. Lo studio, guidato dall'Università di Harvard, è stato pubblicato sulla rivista Science.
Il protagonista si chiama LHS 1140-b: una super-Terra con una massa pari a circa 5,6 volte quella del nostro pianeta, che gira attorno a una piccola stella nana rossa a circa 39 anni luce da noi, nella costellazione della Balena. Vicinissimo, in termini astronomici.
Perché è una notizia che cambia le carte in tavola
Atmosfere attorno a giganti gassosi ne erano già state trovate parecchie. Ma sui mondi rocciosi — quelli che assomigliano davvero alla Terra — la caccia era rimasta a mani vuote. Il motivo è tecnico: questi pianeti sono piccolissimi rispetto alle stelle che li ospitano, e il loro segnale rischia di sparire nel rumore.
«Un'atmosfera è indispensabile perché un pianeta possa ospitare la vita come la conosciamo», ha spiegato Collin Cherubim, che ha firmato la ricerca durante il dottorato ad Harvard. «È la prima volta che qualcuno trova un'atmosfera su un pianeta roccioso nella zona abitabile di un'altra stella.»
L'atmosfera era stata prevista prima di essere vista
L'aspetto più affascinante della vicenda è che la scoperta non è arrivata per caso. Cherubim aveva costruito un modello teorico basato sul frazionamento di massa: il processo per cui gli elementi più leggeri di un'atmosfera fuggono nello spazio, mentre quelli più pesanti restano indietro.
«L'idrogeno è l'elemento più leggero, il più facile da perdere», ha raccontato il ricercatore. Se un pianeta si trova nel punto giusto — abbastanza idrogeno in fuga, ma non tanto da trascinarsi dietro anche l'elio, leggermente più pesante — può sviluppare col tempo un'atmosfera dominata proprio dall'elio.
Il modello indicava una trentina di candidati possibili. In cima alla lista, LHS 1140-b. Il relatore di Cherubim, David Charbonneau, all'inizio era scettico: nel Sistema Solare non esiste nulla del genere.
Una notte irripetibile per cinquant'anni
Nel 2024 il team ha puntato lo spettrografo ad alta risoluzione del telescopio Magellano, in Cile, sfruttando una circostanza rara: LHS 1140-b e il pianeta più interno LHS 1140-c sarebbero transitati davanti alla loro stella la stessa notte, un allineamento che non si ripeterà per almeno mezzo secolo.
Il risultato: durante il passaggio del pianeta più grande, la luce stellare si è affievolita esattamente alla lunghezza d'onda assorbita dall'elio. Segnale trovato. Su LHS 1140-c, invece, nessuna traccia di atmosfera — coerente con le previsioni, data la sua orbita più vicina e più irradiata.
Curiosamente, le osservazioni ripetute nel 2025 non hanno mostrato lo stesso segnale. La spiegazione più probabile secondo gli autori è che l'elio sia rilevabile solo quando si trova in uno stato "eccitato", e che quella condizione vari nel tempo. L'atmosfera, comunque, sembra accompagnare il pianeta da oltre tre miliardi di anni.
E la vita?
Cherubim riassume così i tre requisiti minimi dell'abitabilità: il pianeta deve essere roccioso, deve avere la temperatura giusta per l'acqua liquida in superficie, e deve possedere un'atmosfera che trattenga quell'acqua e faccia da schermo alle radiazioni. «Con questa scoperta sappiamo che LHS 1140-b ha tutte e tre le cose.»
Il modello suggerisce anche che sotto lo strato di elio, più in basso, possano essere intrappolate altre sostanze — acqua compresa. Se poi lassù ci sia davvero qualcosa di vivo, resta una domanda aperta: le ricerche di biofirme condotte finora con Hubble e con il James Webb non hanno dato risultati evidenti. Ma per gli astronomi il posto dove guardare, ora, ha un nome preciso.
Fonti: Science (studio originale, doi 10.1126/science.aea9708) · Harvard FAS / Center for Astrophysics · Nature · Scientific American · Sci.News · 404 Media. Immagine: concept art dell'esopianeta LHS 1140-b in primo piano.