Oceani mai così caldi: giugno 2026 segna un nuovo record storico
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Oceani mai così caldi: giugno 2026 segna un nuovo record storico

Voce di Sardegna
Voce di Sardegnagio 2 lug 2026 · 3 min di lettura

A giugno 2026 le temperature superficiali di mari e oceani hanno battuto ogni record precedente per il periodo, superando i primati del 2023 e del 2024: lo certifica Copernicus, che lega l'anomalia all'arrivo di un El Niño potenzialmente eccezionale. Sul fronte italiano, il rapporto SNPA-ISPRA colloca il 2025 al secondo posto tra gli anni più caldi per i mari dal 1982. Gli esperti avvertono: maggiore rischio di eventi estremi e siamo solo all'inizio di una "nuova fase".

I mari e gli oceani del pianeta non sono mai stati così caldi. A certificarlo sono il Servizio per i cambiamenti climatici (C3S) e il Servizio marino (CMEMS) di Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell'Unione Europea. Secondo i dati, a giugno 2026 le temperature superficiali del mare hanno superato i precedenti primati registrati nel 2023 e nel 2024 nello stesso periodo dell'anno. Un record che, avvertono i due servizi, avrà "conseguenze sia sugli andamenti meteorologici che sul clima globale e sugli ecosistemi marini". Nel frattempo, il quadro italiano fotografato da ISPRA e dalle Agenzie regionali per l'ambiente (Arpa/Appa) racconta un 2025 già segnato dal caldo: il secondo anno più caldo per temperatura media dei mari dal 1982.

Il record del 21 giugno 2026

Il picco è arrivato il 21 giugno. Quel giorno il C3S ha misurato una temperatura superficiale media globale di 20,86 gradi centigradi, appena sopra i 20,83 gradi del 2023 e del 2024. In parallelo, i dati del Servizio marino hanno indicato temperature record, con 21,0 gradi toccati e i primati precedenti superati di 0,1 gradi. Un sorpasso previsto: Copernicus lo collega all'insorgere di El Niño nel Pacifico equatoriale, annunciato dall'Organizzazione meteorologica mondiale il 2 giugno, oltre alle temperature marine anomale osservate in diverse regioni oceaniche negli ultimi mesi. Gli esperti sottolineano che il riscaldamento riflette sia i cambiamenti climatici sia l'avvio di un El Niño la cui intensità, secondo i modelli stagionali del C3S, potrebbe raggiungere livelli che non si vedevano da decenni.

Le ripercussioni di un oceano bollente

Oceani più caldi significano conseguenze "di ampia portata". Un mare surriscaldato mantiene l'atmosfera calda più a lungo, alimenta le tempeste con energia supplementare e aumenta l'evaporazione, con un rischio maggiore di precipitazioni estreme e inondazioni. Il calore contribuisce inoltre all'innalzamento del livello del mare e allo scioglimento dei ghiacciai, mettendo sotto pressione gli ecosistemi marini. A farne le spese sono la pesca e le economie costiere: temperature superficiali più elevate si traducono in ondate di calore marine più frequenti e intense. "Le condizioni attuali potrebbero indicare l'inizio di una nuova fase, che condurrà, ancora una volta, in un territorio inesplorato", avverte Carlo Buontempo, direttore del C3S, secondo cui nei prossimi mesi è probabile assistere al superamento di ulteriori record.

L'Italia nel 2025: mari e clima già surriscaldati

Il rapporto "Il clima in Italia nel 2025" del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (SNPA), curato da ISPRA e dalle agenzie regionali, conferma la tendenza. La temperatura media annuale dei mari italiani è stata di 20 gradi, con punte oltre i 26 a luglio (26,64) e agosto (26,48): valori che collocano il 2025 al secondo posto tra i più caldi dal 1982, con 1,18 gradi in più rispetto al periodo di riferimento. Anche le temperature dell'aria hanno seguito lo stesso andamento, con una media annua superiore di 1,03 gradi rispetto al 1991-2020 e un picco di giugno di 3,23 gradi sopra la norma. L'estate, con 1,46 gradi in più, è stata la quarta più calda dal 1961.

L'allarme di ISPRA: "Non è più una sfida del futuro"

"Il cambiamento climatico non è più una sfida del futuro, ma una realtà con cui siamo già chiamati a confrontarci", avverte Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA e SNPA. Per la presidente, centrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni è possibile, "a condizione di accelerare il percorso con scelte fondate sulla conoscenza scientifica" e sulla capacità di prevenire e adattarsi. Sul fronte delle piogge il quadro resta disomogeneo: +7% al Nord, stabilità al Centro e -5% al Sud e nelle isole. ISPRA indica due strade complementari per affrontare la crisi: la mitigazione, con il taglio dei gas serra verso la neutralità climatica, e l'adattamento, per rendere territori, infrastrutture e comunità più resilienti agli impatti.

Fonti: Copernicus Climate Change Service (C3S) e Copernicus Marine Service (CMEMS); rapporto "Il clima in Italia nel 2025" – SNPA/ISPRA. Ripresa da ANSA, Sky TG24.