Sette secoli di equilibrio finiti: il Nord Italia resta a secco
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Sette secoli di equilibrio finiti: il Nord Italia resta a secco

Voce di Sardegna
Voce di Sardegnamar 30 giu 2026 · 3 min di lettura

Tra Piemonte e Lombardia un equilibrio idrico rimasto stabile per sette secoli si è spezzato: fiumi prosciugati, Lago Maggiore con due sole settimane di riserva e risaie riarse. Le piogge di maggio segnano un -44% sulla media storica e l'idroelettrico cala di quasi un quinto, mentre tra agricoltori montano le accuse di "furti d'acqua". Confagricoltura invita a ripensare l'intero modello con il water farming.

Nella pianura a cavallo tra Piemonte e Lombardia molti toponimi raccontano una terra ricca d'acqua. Cascina Marza, antico convento, deve il nome a "marcia": un tempo qui il suolo era ben più che umido. Oggi quella stessa cascina è completamente asciutta, simbolo di ciò che sta accadendo. L'inverno scorso ha nevicato poco, in primavera ha piovuto, eppure campi e risaie restano aridi. E gli agricoltori delle due regioni ora si contendono la poca acqua rimasta.

L'acqua sparita "all'improvviso"

È il volto italiano del cambiamento climatico, che non si manifesta solo con le ondate di calore da bollino rosso. In Lomellina, nel Pavese, a maggio si sono registrati 16 giorni oltre i 35 gradi e nel giro di poche settimane l'acqua è scomparsa dai fiumi. «È sparita all'improvviso, con la fine dello scioglimento delle nevi — spiega Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia —. Quella che resta arriva dallo scioglimento di ghiacci secolari: in pratica stiamo spendendo i risparmi dei nostri trisnonni».

Per sette secoli il regime idrico di queste terre si è ripetuto identico. Fino a pochi anni fa il problema era contenere la troppa acqua; ora è l'opposto. È come se a monte qualcuno avesse chiuso il rubinetto, lasciando la pianura in balìa delle piogge: un regime non più alpino ma appenninico. Ad aprile gli accumuli erano sopra la media, a maggio si sono azzerati, mentre il caldo accelerava l'evaporazione.

Laghi, Po e il "rischio 11 su 15"

Il livello del Lago Maggiore cala di 3-4 centimetri al giorno e garantisce appena due settimane di riserva. La portata del Po, tra Alessandria e Pavia, è crollata in poche settimane da 150-180 metri cubi al secondo a 35-40. «Abbiamo una scala di rischio da 1 a 15 — prosegue Lasagna — e oggi siamo a livello 11». Secondo Arpa Piemonte, a maggio le precipitazioni hanno segnato un deficit del 44% rispetto alla media 1991-2020, con punte del 50% nelle zone settentrionali e orientali della regione.

Energia e risaie: il conto economico

L'impatto è immediato. Secondo Terna, nei primi cinque mesi del 2026 la produzione idroelettrica nazionale è scesa di circa il 19% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma è nelle risaie — filiera secolare su cui poggiano economia e paesaggio — che i danni si vedono di più: i droni riprendono campi riarsi e piantine diradate, molto più basse del normale.

Quando l'acqua scarseggia, arrivano le tensioni. Gli agricoltori lombardi accusano i colleghi piemontesi di sottrarre risorsa loro destinata; si invocano controlli contro quelli che vengono definiti veri e propri «furti d'acqua» e si chiede di calmierare le tariffe d'irrigazione, salite di colpo del 15%.

Davvero si "ruba" l'acqua?

«Mi sembra un termine eccessivo — precisa Lasagna —. Diciamo che la siccità funziona al contrario dei terremoti: lì i danni maggiori sono vicino all'epicentro, qui invece più ci si allontana dalla fonte, più le conseguenze si fanno pesanti. La Lomellina dista anche 60-70 chilometri: per questo qui le lamentele sono più forti». Lo confermano i numeri, che cambiano nel giro di pochi chilometri: nel Vercellese si arriva a rese di sei quintali, in alcune zone del Pavese appena 30 chilogrammi.

L'Ente Nazionale Risi denuncia la crescente difficoltà nel gestire il ciclo dell'acqua, mentre Confcooperative Piemonte elenca le sofferenze del comparto: risaie stremate da caldo e siccità, prezzi dimezzati, costi insostenibili e forte concorrenza delle importazioni dal Sud-Est asiatico. Per Confagricoltura va ripensato l'intero modello: «Si chiama water farming — sottolinea Lasagna — e permette risparmi e riuso della risorsa: un investimento da 20 milioni frutterebbe un miliardo di metri cubi d'acqua. Ma il primo passo, al di là delle cifre, è prendere atto che dopo 700 anni la situazione è cambiata».

Fonti: dichiarazioni di Alberto Lasagna (Confagricoltura Pavia), Ente Nazionale Risi, Confcooperative Piemonte. Dati verificati: Arpa Piemonte — bollettino situazione idrica estate 2026 (deficit precipitazioni -44% sulla media 1991-2020); Terna — rapporto mensile sul sistema elettrico (produzione idroelettrica in calo di circa il 19% nei primi 5 mesi del 2026). Riscrittura ed elaborazione: La Voce di Sardegna.