L'Italia è travolta da una corsa ai data center: le richieste di connessione alla rete Terna hanno raggiunto quota 82,63 gigawatt, un numero enormemente superiore alla domanda reale. Uno studio dell'Università di Padova, realizzato con il WWF Italia, avverte del rischio di una bolla speculativa e dimostra che il fabbisogno futuro può essere coperto interamente dalle rinnovabili, senza nuove centrali fossili né nucleare. La ricetta: standard ambientali vincolanti, aree industriali dismesse e contratti di lungo periodo per l'energia pulita.
Data center, in Italia è corsa alle richieste: 82 GW sulla rete Terna. Ma lo studio avverte: "Basteranno le rinnovabili, attenti alla bolla"
I data center consumeranno sempre più energia, ma per alimentarli non serviranno né nuove centrali a gas né il nucleare: basteranno le rinnovabili. È la conclusione, per certi versi controcorrente, dello studio "Data center: quanti, dove e come. E soprattutto, alimentati con quali fonti energetiche?", realizzato dall'Università di Padova con il contributo del WWF Italia. Il rischio vero, secondo i ricercatori, è un altro: una bolla speculativa, territoriale ed energetica, alimentata da annunci che non corrispondono a progetti reali. Per scongiurarla servono da subito standard ambientali, energetici e sociali vincolanti.
Quanti sono i data center in Italia
A fine 2025 nel nostro Paese si contavano 216 data center per 609 megawatt di potenza installata secondo l'Osservatorio del Politecnico di Milano (397 MW per la Italian Data Center Association: i numeri divergono perché il codice Ateco dedicato è nato solo nel 2025 e molte strutture aziendali sfuggono alle statistiche). L'Italia gode di una posizione strategica nel Mediterraneo: i nuovi cavi sottomarini in fibra come BlueMed, 2Africa e SEA-ME-WE 6 approdano a Palermo, Bari, Napoli e Genova, garantendo bassa latenza verso Africa, Medio Oriente e Asia. Il grosso dei progetti, però, si concentra nell'hinterland milanese, dove sono contesi i siti industriali dismessi già dotati di alta tensione.
Tre scenari al 2035: il più realistico è il più prudente
Nel 2024 i data center italiani hanno assorbito 3,9 TWh, circa l'1,3% dei consumi elettrici nazionali. Lo studio proietta al 2035 tre scenari: quello "base" porta la quota al 4% dei consumi (2.000 MW installati, 13 TWh l'anno), quello "accelerato" al 7,5% e quello "trainato dall'intelligenza artificiale" al 15%. Per i ricercatori il riferimento credibile è il primo: gli altri due sovrastimano nettamente la domanda reale e vanno trattati come semplici stress test, per evitare investimenti sovradimensionati in centrali e reti che rischierebbero di non essere mai ripagati.
Il boom delle richieste che "sfugge al buon senso"
Il dato più clamoroso riguarda le domande di allacciamento alla rete di Terna: 14,18 GW a fine 2024, altri 41,46 GW aggiunti nel 2025 e ancora 22,82 GW nei primi mesi del 2026. A fine marzo le richieste erano 480, per un totale di 82,63 gigawatt: una crescita definita nello studio "poco conciliabile" con il ritmo, ben più lento, delle realizzazioni effettive. In testa c'è la Lombardia (273 richieste per 40,9 GW), seguita a grande distanza da Piemonte (12,36 GW) e Puglia (7,14 GW), che grazie a rinnovabili abbondanti e nuove dorsali in fibra si candida a ospitare i futuri hyperscale del Sud. Del resto, nel triennio 2023-2025 solo il 68% degli investimenti annunciati è stato davvero realizzato.
Colli di bottiglia e burocrazia
Tra richiesta di connessione e allacciamento effettivo passano in media dai 3 ai 7 anni, tra valutazioni tecniche, autorizzazioni frammentate fra Stato, Regioni e Comuni e realizzazione delle opere. Il preventivo di Terna, inoltre, arriva senza alcuna verifica preliminare di fattibilità tecnica, ambientale o finanziaria: un meccanismo che incoraggia richieste "seriali" e gonfia la sproporzione tra gigawatt domandati e gigawatt davvero necessari. "I data center sono centrali per la competitività economica dell'Italia, ma non possono divenire il grimaldello con cui proporre infrastrutture", avverte Arturo Lorenzoni, curatore dello studio e docente all'Università di Padova.
Rinnovabili sì, nucleare no
Anche perché i consumi futuri saranno più bassi del previsto: i chip e i sistemi di raffreddamento migliorano rapidamente, e i data center di Google offrono oggi una potenza di calcolo per unità di energia oltre sei volte superiore a cinque anni fa. Nello scenario base, la domanda può essere coperta interamente da fonti rinnovabili, con l'eventuale supporto delle centrali a gas a ciclo combinato già esistenti e oggi sottoutilizzate. Nessuno spazio, invece, per l'atomo caro al Governo Meloni: il nucleare, si legge nel report, piccoli reattori modulari inclusi, "ammesso e non concesso veda mai la luce" non darebbe contributi significativi entro il 2035 e non va considerato un'opzione per i data center. Anzi, secondo Lorenzoni queste strutture, dotate di tecnologie di controllo avanzatissime, potranno diventare "parte attiva" della gestione delle reti, offrendo servizi di flessibilità.
Le regole per una transizione sostenibile
Lo studio indica la strada: contratti di lungo periodo per l'energia pulita (Power Purchase Agreement) come quelli già firmati da Apple-Engie, Edison-Data4, Iren-Statkraft ed Enfinity-Microsoft; un Piano nazionale di sviluppo dei data center; pre-screening tecnici e finanziari sulle richieste di connessione; il principio "brownfield only", cioè nuovi impianti solo su aree già impermeabilizzate o dismesse. "I data center vanno alimentati con energia rinnovabile, collocati in aree già industrializzate per evitare il consumo di suolo e raffreddati con circuiti chiusi che minimizzino il consumo di acqua in un Paese a forte rischio siccità", sintetizza Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, chiedendo anche standard di lavoro elevati e veri percorsi partecipativi con i territori.
Fonti: studio "Data center: quanti, dove e come. E soprattutto, alimentati con quali fonti energetiche?" – Università di Padova con il contributo del WWF Italia (presentato il 16 luglio 2026); dati Terna, Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, Italian Data Center Association, TEHA-A2A.