Nel Pacifico è in corso un El Niño che potrebbe risultare il più intenso dal 1950, e questo aumenta le probabilità di un vortice polare disturbato e di irruzioni fredde sull'Europa. Le proiezioni stagionali dell'Ecmwf, però, restano orientate su un trimestre invernale sopra media e con poca neve: lo scenario da "grande gelo" è un'ipotesi, non una previsione. Il nodo più concreto è semmai l'energia, con gli stoccaggi di gas europei ai minimi storici e un margine di sicurezza molto più sottile del solito.
Dopo un'estate 2026 da primato termico, l'ipotesi di un inverno rigidissimo sta circolando con insistenza. A fare da innesco è un dato reale e documentato: nel Pacifico equatoriale è in corso un El Niño che i principali centri mondiali definiscono già oggi eccezionale. Ma tra il segnale oceanico e la previsione di gelo e neve sulle nostre coste il passaggio non è automatico, e vale la pena capire dove finiscono i dati e dove iniziano le ipotesi.
El Niño verso un possibile record storico
L'Organizzazione Meteorologica Mondiale, nel bollettino del 3 settembre, ha certificato che il fenomeno è pienamente sviluppato e destinato a rafforzarsi ancora, con il culmine atteso tra novembre e dicembre e una probabilità vicina al 100% che resti attivo fino a febbraio 2027. Le proiezioni multimodello indicano per il trimestre autunnale un'anomalia della temperatura superficiale del mare nell'area Niño 3.4 intorno ai 3,6 gradi sopra la norma.
Il Climate Prediction Center statunitense va nella stessa direzione: oltre il 90% di probabilità di un evento molto forte tra autunno e inverno e, nell'aggiornamento del 10 settembre, una probabilità salita al 75% che il trimestre ottobre-dicembre risulti il più intenso da quando esistono le rilevazioni, cioè dal 1950.
Perché El Niño non basta a prevedere il nostro inverno
Un riscaldamento anomalo del Pacifico modifica la circolazione atmosferica su scala planetaria, interferisce con la corrente a getto e può ripercuotersi anche sull'Europa. Il collegamento più studiato riguarda il vortice polare, la grande massa d'aria gelida che staziona sull'Artico: quando si indebolisce, l'aria fredda confinata alle alte latitudini può scivolare verso sud. El Niño aumenta la probabilità che ciò accada, ma non la rende una certezza. In inverni simili può capitare che il vortice regga per tutta la stagione senza un solo episodio di rottura.
Il segnale più ricorrente associato a questi eventi riguarda semmai il tardo inverno, tra gennaio e marzo, quando diventa più probabile una fase di NAO negativa: una configurazione che apre il Mediterraneo alle perturbazioni e può portare freddo e neve a quote basse soprattutto sul versante adriatico e al Centro-Sud.
Il modello europeo dice un'altra cosa
Va detto con chiarezza, perché su questo punto circolano ricostruzioni imprecise: le proiezioni stagionali dell'Ecmwf per dicembre, gennaio e febbraio non descrivono un trimestre da grande gelo. Al contrario, colorano quasi tutta l'Europa con temperature sopra la media, con un segnale più incerto proprio sull'Italia, e indicano per gran parte del continente un innevamento sotto la norma, con l'eccezione dell'alta quota alpina e delle regioni del nord e nord-est.
Questo non esclude ondate di freddo: una previsione stagionale non è un bollettino e non dice quando arriverà una perturbazione o se una determinata città vedrà la neve. Indica tendenze probabili su tre mesi. Tradurla in titoli di gelo siberiano garantito significa forzarla.
Il vero punto debole è l'energia
Dove il quadro è effettivamente delicato è sul fronte delle forniture. A fine luglio gli stoccaggi europei di gas erano al 55,7% della capacità, il livello più basso mai registrato per quel periodo dell'anno, schiacciati tra la fine delle importazioni russe e le difficoltà legate al blocco dello Stretto di Hormuz. Le stime di Wood Mackenzie indicano un riempimento intorno al 75% al 1° novembre, contro una media degli ultimi cinque anni vicina al 90%.
La Commissione europea, riunita con gli Stati membri nel Gas Coordination Group, ha ribadito che non esiste un rischio immediato per la sicurezza degli approvvigionamenti e che il sistema è in grado di reggere anche con scorte più basse. Dal mondo industriale, però, arriva l'avvertimento opposto: il margine di sicurezza in caso di temperature più rigide del previsto è sottile. Negli scenari peggiori elaborati da ENTSOG, in assenza di forniture russe e con un mercato del GNL teso, gli stoccaggi potrebbero scendere all'11-14% a fine inverno, con una riduzione forzata della domanda stimata intorno al 3%.
Cosa aspettarsi, realisticamente
Il quadro più onesto è questo: un El Niño potenzialmente da record, che aumenta le probabilità di un vortice polare disturbato e di qualche irruzione fredda significativa, soprattutto nella seconda parte della stagione; modelli stagionali che per l'Europa restano orientati sul mite; e un sistema energetico con meno cuscinetto del solito, per il quale anche una singola ondata di freddo intensa peserebbe più che negli anni scorsi. Le prossime revisioni dei modelli, attese tra ottobre e novembre, diranno molto di più.
Fonti: Organizzazione Meteorologica Mondiale, bollettino del 3 settembre 2026 · NOAA Climate Prediction Center, aggiornamento del 10 settembre 2026 · proiezioni stagionali ECMWF per l'inverno 2026-2027 · ECMWF, previsioni di innevamento in Europa · dati Gas Infrastructure Europe sugli stoccaggi UE · Commissione europea, Gas Coordination Group · ENTSOG, Summer Supply Outlook 2026