Nel 2024 la spesa sanitaria italiana sale a 185 miliardi, ma quasi un cittadino su dieci rinuncia alle cure per motivi economici. In Sardegna il dato più alto: 17,7%.
Sassari – In Italia cresce la spesa sanitaria, ma parallelamente aumenta anche il numero di cittadini che rinunciano alle cure. Secondo l’ottavo Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale, presentato oggi alla Camera, nel 2024 la spesa complessiva ha raggiunto i 185,1 miliardi di euro, di cui 137,4 miliardi provenienti da fondi pubblici e 47,6 da risorse private. Di queste ultime, oltre l’86% è stato sostenuto direttamente dalle famiglie, mentre soltanto il 13% è passato attraverso fondi integrativi o assicurazioni. Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha sottolineato che la spesa privata delle famiglie riflette disuguaglianze sempre più marcate, che limitano l’accesso alle cure e aggravano le condizioni di salute, poiché molti cittadini rinunciano a prestazioni per motivi economici. La Sardegna registra il dato più alto del Paese: nel 2024 il 17,7% dei residenti, quasi una persona su cinque, ha dichiarato di aver rinunciato a visite o trattamenti medici, a fronte di una media nazionale del 9,9% e di un minimo del 5,3% nella provincia autonoma di Bolzano. Gli esperti spiegano che questo fenomeno è strettamente collegato all’aumento della povertà assoluta, che nel 2023 ha coinvolto 2,2 milioni di famiglie italiane, pari all’8,4% del totale, riducendo la capacità di spesa sanitaria delle fasce più vulnerabili. Il rapporto evidenzia inoltre un sistema sanitario sempre più frammentato: nel 2023 solo tredici regioni hanno rispettato i Livelli essenziali di assistenza (LEA), con la Sardegna che si colloca tra le poche del Mezzogiorno, insieme a Puglia e Campania, ad aver raggiunto gli standard previsti. Le differenze territoriali emergono anche nella mobilità sanitaria, che nel 2022 ha generato flussi economici per oltre cinque miliardi di euro, concentrati per il 94% del saldo positivo in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, mentre gran parte delle regioni meridionali continua a perdere pazienti e risorse, fatta eccezione, in parte, per la Sardegna. Il divario tra Nord e Sud si riflette pure sull’aspettativa di vita: secondo l’Istat, nel 2024 la media nazionale è di 83,4 anni, ma si registrano tre anni di differenza tra la provincia autonoma di Trento (84,7) e la Campania (81,7). Cartabellotta ha infine avvertito che l’aumento della spesa privata mina il patto tra cittadini e istituzioni, costringendo milioni di persone a pagare di tasca propria o a rinunciare alle cure, venendo meno la fiducia in un sistema sanitario pubblico equo e universale. Per la Sardegna, questo scenario evidenzia la necessità di potenziare la rete territoriale e ridurre le disuguaglianze, affinché la distanza geografica e la fragilità economica non diventino ostacoli al diritto alla salute.